…e poi è indubbiamente bella e si presta molto al tuning. Questo aspetto non è assolutamente secondario e ha lasciato spazio a vere e proprie opere d’arte o pezzi decisamente prestanti.Io personalmente l’ho sempre trovata molto difficile da portare e di difficile interpretazione nella guida.
Non ho mai digerito l’avantreno che indubbiamente mi ricorda quello dell’R1, con la stessa sensazione di precarietà e scarso feeling. L’impianto frenante, anche a causa di una ciclistica solo mediocre, non l’ho mai trovato all’altezza della situazione, cosa che inevitabilmente porta all’uso del freno posteriore che facilmente blocca con scompensi ciclistici che possono diventare imbarazzanti.
Il cambio al manubrio, assolutamente originale, l’ho sempre trovato legnoso e ruvido, e di fatto impedisce cambi di marcia veloci soprattutto in scalata.
Sul motore, invece, esprimo le mie lodi, sia nella versione originale che nelle varie preparazioni che ho avuto modo di provare.

Voglio solo ricordare che con un primavera 125 adeguatamente preparato (era proprio pepatino), ho fatto le mie prime guide e l’agognato esame della patente. Era il 1988 e 2 anni dopo avrei fatto il mio ingresso nel mondo delle 2 ruote.
La nascita della Vespa segna l’inizio di una nuova pagina nella storia dell’azienda Piaggio; una pagina completamente diversa rispetto ai primi 60 anni di vita, perché da allora a Pontedera si abbandonano i progetti e le produzioni aeronautiche, per imboccare con coraggio e decisione la via degli scooter. La storia della Vespa è una storia affascinante sotto molti profili: quello tecnico, quello di costume, quello di innovazione nel settore e via di seguito, comprese le novità sul fronte della comunicazione che nella prima promozione pubblicataria vede protagoniste del messaggio le donne. La Vespa fu presentata a Roma al circolo del golf al generale Stone, capo delle forze alleate in Italia, accolta dalla stampa e dagli ambienti specialistici con due differenti atteggiamenti, chi la definiva “trabiccolo” con scarse capacità di potenza e di affidabilità, per cui era destinata all’insuccesso, chi invece ne coglieva gli elementi di innovazione e di genialità ingegneristica. Nel 1947 nasce l’Ape, il furgone a tre ruote costruito nella stessa logica e con la stessa filosofia che aveva ispirato Enrico Piaggio per Vespa, filosofia applicata alle esigenze di trasporto merci nell’Italia distrutta.Anche Ape immediatamente entra nell’uso quotidiano, trovando le applicazioni più varie, dall’ape risciò, all’ape cassone, dall’ape taxi, all’ape calessino. Le cronache interne riportano il difficile avvio, nonostante che nella strategia commerciale l’azienda avesse messo in campo le più ardite innovazioni di marketing, come il posizionamento per la commercializzazione di Vespa alla distribuzione Lancia o la rateizzazione nel pagamento da parte degli acquirenti, strumento questo del tutto inusuale per il mercato italiano. Soltanto alla fine del 1947 e soprattutto nel 1948 con l’uscita della Vespa 125 (tipo elastico), il “miracolo” Vespa ha inizio e prende sostanza una lunghissima fase di affermazione produttiva mai interrotta, anche se cadenzata da qualche fase di flessione, sempre seguita da vigorosa ripresa. Nel 1947 sono prodotte 10.535 vespe, nel 1953 171.200, sette anni più tardi a Pontedera esce la due milionesima vespa, nel 1970 la quattro milionesima e nel 1988 verrà raggiunto il traguardo della dieci milionesima vespa. Oggi le vespe prodotte dal 1946 superano i sedici milioni di unità in circa 130 modelli differenti.
In definitiva una sola parola esprime tutto: MITICA
Detto questo credo sia profondamente sbagliato ragionare solo su queste sulla scelta di una moto.
Io mi sono divertito tantissimo anche con "petardini" tipo XL 350, TW 125, TDR 125, tutte rigorosamente al di sotto dei 30 Hp con un picco di 11 per il TW 125 che non mi ha impedito di togliermi grandi soddisfazioni in discesa sugli appennini liguri e con la quale ho affrontato lunghi giri compreso l'ultimo Nikkia Provence Tour. E che dire del mitico XL con il quale assieme al Puppy ho affrontato l'Elefantentreffen nel 2003?
E del Guzzi ne vogliamo parlare...? Semplicemente meraviglioso.
Le sue idee non sono in vendita, la sua cultura motociclistica è tale da potersi permettere cose che altri non sognano neppure.
E io lo omaggio con questo piccolo pensiero che spero sia gradito e che comunque, al di là del colore (magari xe mejo rossa, bianca o blu...), sia di buon auspicio per giri alla scoperta di un altro terreno di avventure...



